

La Giunta Regionale del Veneto, con deliberazione n. 1688 del 16.6.2000, ha approvato
il Modello strutturale degli acquedotti del Veneto, previsto dall’art. 14 della suddetta L.R. 5/1998,
al fine di coordinare le azioni delle otto Autorità d’ambito istituite con la legge medesima.
Tale elaborato, adottato dalla Giunta Regionale con deliberazione n. 83 CR del 07.09.1999,
ha acquisito i pareri favorevoli della VII Commissione consiliare regionale, delle Autorità
di Bacino nazionali dei fiumi dell’Alto Adriatico, del fiume Adige e del fiume Po, e del Magistrato
alle Acque.
Il Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto (MO.S.A.V) individua gli schemi di massima
delle principali strutture acquedottistiche necessarie ad assicurare il corretto approvvigionamento idropotabile nell’intero territorio regionale, nonché i criteri e i metodi per la salvaguardia
delle risorse idriche, la protezione e la ricarica delle falde. Il dettato della legge in questione offre
la grande occasione di razionalizzare i sistemi idro-sanitari (acquedotti e depurazioni) veneti
con chiari obiettivi di funzionalità e di economia, ma anche di sicurezza dei relativi servizi.
L’obiettivo prioritario del Modello è la rimozione degli inconvenienti causati dall’eccessiva frammentazione delle attuali strutture acquedottistiche, mediante l’accorpamento massiccio
dei piccoli e medi acquedotti, così da ridurre le attuali fonti di approvvigionamento
con un risparmio di risorse idropotabili non inferiore al 15%. Altro obiettivo fondamentale è quello dell’interconnessione delle grandi e medie condotte di adduzione esistenti. Con questa operazione
il sistema acquedottistico veneto diventerà di tipo reticolare, migliorando sensibilmente
l’affidabilità del servizio. È proprio questa la logica che sta utilizzando la pianificazione
acquedottistica avanzata: operare su vaste scale territoriali con l’obiettivo di passare dalla tecnica classica dell’acquedotto "ad albero" a quella dell’acquedotto "a rete". In sostanza anche
l’adduzione verso i centri di distribuzione idrica all’utenza viene concepita come sistema
territoriale di media e grande dimensione ad elementi multipli interconnessi, in modo tale
da giungere ad un insieme integrato di arterie (condotte).
Il MOSAV recepisce a pieno questo principio con la creazione di un macrosistema che connette
le fonti con i centri di consumo ed incorpora i dispositivi di accumulazione idrica necessari, sia
per la regolazione dei flussi, sia come riserva per l’emergenza. Trattasi in sostanza di un sistema reticolare munito di capacità di invaso. Inoltre il servizio acquedottistico non può soffrire fallanze, pertanto l’affidabilità funzionale dell’acquedotto costituisce una caratteristica irrinunciabile.
Essa è massima se il servizio stesso viene organizzato su base reticolare e ciò è economicamente possibile se la dimensione territoriale del sistema si presenta sufficientemente grande. In pratica
la reticolazione del sistema adduttivo garantirà ai cittadini la sicura disponibilità di acqua potabile, nonché il suo riutilizzo dopo l’uso.
Condizione fondamentale per raggiungere efficacemente tali obiettivi è la gestione unitaria
degli acquedotti, delle fognature e degli impianti di depurazione corrispettivi, considerandoli
momenti successivi di un unico percorso di uso dell’acqua, percorso chiamato appunto "ciclo
integrale dell’acqua".
Una particolare applicazione del Modello strutturale è stata attuata per la zona del Veneto
Centrale comprendente principalmente le province di Vicenza, Padova, Venezia e Rovigo
e rappresenta nel contesto generale del MOSAV, lo Schema Acquedottistico del Veneto Centrale (S.A.VE.C).


Il Modello Strutturale individua tre grandi schemi idrici di interesse regionale:
• lo schema del “Veneto Centrale”;
• il segmento “Acquedotto del Garda”;
• il segmento “Acquedotto pedemontano”.
I tre schemi sono tra loro interconnessi lungo le rispettive frontiere.
Lo schema acquedottistico del Veneto Centrale percorre un’area molto vasta interna alle province
di Venezia, Padova, Rovigo e Vicenza, ed ha l’obiettivo di servire un bacino di utenti pari
a circa 600.000 abitanti che attualmente si approvvigionano dal Po e dall’Adige, con costi
di potabilizzazione elevati e con qualità dell’acqua distribuita relativamente bassa. Tra le soluzioni prospettate è stato scelto lo schema che prevede l’interconnessione degli acquedotti alimentati
dalle falde del medio Brenta, dalle acque superficiali del Sile, dalle acque superficiali dell’Adige
e del Po in un unico schema che massimizzi l’utilizzo delle acque di falda pedemontana,
di produzione più economica e di migliore qualità.
In particolare il SAVEC prevede l’unione di due macro anelli acquedottistici: il primo prevede
il collegamento del centro acquedottistico di Mestre e Venezia con quello Padovano e più a sud
con i centri di Cavarzere e Chioggia mentre il secondo anello consiste nell’allargamento verso
ovest del primo anello con il collegamento dei centri Padovani con il territorio Rodigino. Entrambi
gli anelli sono alimentati dalle opere di attingimento previste a Carmignano di Brenta oltre
che dagli esuberi acquedottistici che i centri di Padova e Venezia sono in grado di ridistribuire
nel territorio regionale. (vedi la cartografia)
Lo schema di interconnessione prevede la possibilità di utilizzare quattro delle principali centrali
di potabilizzazione esistenti sui fiumi Adige e Po (Boara Polesine, Badia Polesine e Cavarzere
dall'Adige, Corbola dal Po), che presentano caratteristiche di funzionamento ancora accettabili,
con potenzialità complessiva pari a circa il 30 % del fabbisogno idropotabile richiesto dal Polesine.
Per le altre centrali di produzione esistenti si può pensare non necessariamente ad una totale dismissione, sia pure graduale, ma ad un'eventuale riconversione per acquedotti industriali,
qualora vi sia corrispondenza fra l'ubicazione delle centrali stesse ed i programmi di localizzazione
o di riassetto di zone industriali idroesigenti. La restante portata necessaria alla zona del Polesine
verrà fornita razionalizzando i prelievi da falda esistenti fra Brenta e Sile, ridistribuendo il totale
dei prelievi su una fascia più ampia.
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